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| Contratto capestro per ballare ma ‘in regola con la legge’ |
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Il lavoro delle artiste nei night tra prostituzione e legalità Un contratto perfettamente legale, quindi, ma con condizioni capestro per molte ballerine. Che, come ricordava Iulia, con questi pochi soldi e le pressioni di alcuni gerenti dei night, per costringere le ragazze ad appartarsi nei separé per fare bere i clienti, finiscono col fare le prostitute. Tutto nero su bianco in quel contratto. Anche gli 850 franchi detratti per la camera che Iulia divideva con un’altra ragazza, dove a gennaio era rimasta senza luce e senza riscaldamento per tre settimane. “Certo, anche 850 franchi per una camera possono sembrare tanti, ma è il fisco -spiega Jaria-, che c’impone di far pagare per l’affitto un prezzo di mercato su cui noi stessi poi veniamo tassati”. Sulla storia di Iulia, Jaria ci tiene subito a precisare che una cosa sono i night, tutt’altra cosa le “case chiuse”: “Dovrebbe essere il Cantone, l’autorità amministrativa - sottolinea - a controllare se un night è veramente tale o se è, invece, solo un lupanare oppure un bar a luci rosse”. In regola, secondo Jaria, sono anche i 338 franchi, più altri 25 di Iva, per la provvigione di collocamento che spetta all’agenzia che l’ha ingaggiata, cosi come i 635 franchi d’imposta alla fonte: “Imposta - nota - che può superare il 15% sul 90% del salario”. di Libero D'Agostino (fonte)
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